sabato 12 luglio 2008

TROPPO TARDI

PER

GRIDARE AIUTO

Steve Stevens


La fortuna mi aveva abbandonato, e così anche i topi.

Non c'era più nulla da mangiare.

I ragni avevano costruito delle ragnatele, a mò di porta, alle due estremità della dispensa vuota. Giocavano a calcio tutto il pomeriggio e spesso sentivo le loro grida di felicità per il gol appena segnato.

Anche il gatto se n'era andato quando si era accorto che stavo per diventare un fallito. Nessun gatto vuole essere coccolato da qualcuno che ha perso tutto.

Non avevo più nulla.

I topi presero a rosicchiare la poltrona prima d'andarsene; avevano formato una scritta : DATO CHE NON C'E' PIU' NULLA DA MANGIARE, E CHE IL GATTO SE NE E' ANDATO, NON SAPPIAMO PIU' CHE FARE QUI. GRAZIE DI TUTTO.

Almeno loro mi ringraziavano, non come il gatto che aveva affidato la separazione a un noto divorzista. Pretendeva gli alimenti quel bastardo, per lui e per i suoi gattini che ora potevo vedere una sola volta a settimana.

Quando cercai di confidare le mie ansie e le mie paure al pesce questi si affogò.

Per gran parte della mia vita non ho fatto altro che circondarmi di persone malvagie - loro di certo non potevano soffrire dei miei fallimenti.

Gli ultimi soldi che avevo li avevo buttati in estrazioni del lotto e gratta e vinci.

Uscivo di rado. La macchina aveva la batteria scarica e per farla ripartire la spingevo

fino alla discesa. Di lì in poi era tutto più facile; ma ben presto la benzina fini e

addio alla macchina.

Provai anche a catturare dei coniglietti al parco. Ce la feci.

Avevo pensato di mangiarmeli ma decisi poi di farli figliare.

Avrei avuto più roba da mangiare.

Poi non ce la feci, dico, a mangiarli; c'erano coniglietti ovunque. Uno lo trovai mezzo

assiderato nel freezer; un altro lo stavo persino per affogare nel water.

Il mio preferito era PALLA DI SEGALE.

Io e PALLA stavamo del gran tempo a fumare sigarette e a classificare le conigliette di

Play Boy. PALLA fece carriera come giornalista: diventò caporedattore del giornale locale, si sposò e si trasferì.

Rimasi così solo con un gran numero di coniglietti. I coniglietti non dovevano preoccuparsi del cibo, perché davanti a casa c'era un grande giardino pieno d'erbetta.

Poi un giorno i coniglietti ebbero da dire cogli altri animaletti della casa e se ne andarono

senza salutare.

Al tempo il gatto era il padrone di casa, passava gran parte delle sue giornate a leggere libri di Hemingway e si adirava a morte se dimenticavo di comprargli il cibo.

Poi i soldi finirono, il cibo scomparve e addio al gatto.

I topi ballarono per un bel po’ ma con l’andare del tempo si stufarono e mi lasciarono solo coi Ragni.

Il pesce rosso aveva studiato psicologia : era un froidiano classico; per questo la sua vaschetta era divisa in 3 sezioni. L’IO per quando si sentiva in conflitto con se stesso. Il superIO per quando era in vena di ragionamenti morali e super etici. Nella parte ES, teneva le sue riviste pornografiche e spesso in quel lembo d’acqua si lasciava andare a quelli che lui chiamava i suoi ISTINTI NATURALI INDEROGABILI.

Il pesce poi si uccise dando prova di tutta la propria pazzia.

Ma questo già lo sapete.

Come ho già detto rimasi solo coi ragni.

Mi trovai costretto scegliere se morire di fame sulla poltrona o se tentare un’azione disperata.

Per qualche minuto sedetti pensieroso cercando un modo per guadagnar soldi. Desistetti al primo richiamo dello stomaco.

Se volete sapere come fa un uomo intelligente a cacciarsi in una situazione del genere, trovatelo e presentatemelo.

Pensare a stomaco vuoto è una cosa terribilmente difficile. Tutti i più grandi pensatori della storia sono stati uomini piuttosto grassi: non mi è mai giunta notizia di un Niestczhe o di un platoncino qualunque, nero, molto magro che stava in Africa.

PALLA DI SEGALE, che di pensiero se ne intendeva, non sopportava di vedermi in quello stato: più volte mi invitò a fare un viaggio in Portogallo o in Svezia.

Non accettai mai. Non mi restava altro da fare che di uscire a cercar fortuna.

Andai nuovamente al parco. Raccoglievo i pezzi di pane stesi sull’erba a riposare. Persino loro se la spassavano meglio di me. Un bambino che stava dando da mangiare a delle anatre poco distanti da me prese a tirarmi dei creckers. In pochi minuti si creò una calca attorno a me.

Madri, padri, nonni, spazzini, lettori di madrelingua, astronauti, c’erano persino dei pappagalli che dicevano SCEMO SCEMO ma non so chi potesse averli portati.

Quando hai perso tutto smetti di pensare a cosa potrebbe pensare di te la gente e cominci più seriamente a scervellarti in cerca di una strategia di sopravvivenza.

Qualcuno urlò : EHI POVERACCIO ! e mi tirò una moneta da in faccia da 2 euro. Ero di nuovo a cavallo.

Coi 2 euro feci l’unica possibile cosa da fare. Al primo tabacchi che incontrai mi fermai, entrai e comprai un gratta e vinci. Non avevo altre monete per grattar via la patina argento ed usai l’indice.

HAI PERSO.

Era il riassunto di tutta la mia vita.

Persino quel gratta e vinci l’aveva capito.

Colle ragazze non avevo mai avuto fortuna, per quanto la fortuna possa c’entrarci ; i perdenti dicono sempre che non hanno avuto fortuna. A me la fortuna non m’ha mai dato una mano.

Sotto la doccia i miei compagni di squadra mi prendevano sempre in giro per la lunghezza del mio pene. A 7 anni era una specie di anaconda troppo cresciuta, quando mettevo i pantaloncini corti dovevo sempre arrotolarlo 7 o 8 volte. A volte durante le lezioni di fisica , mi fuoriusciva dall’orlo dei pantaloni strisciando per terra. Tutti ridevano e io tornavo a casa con la punta del pisello tutta annerita. Le maestre mi guardavano con occhi strani...

Il vero problema era durante le lezioni di educazione fisica, quando dovevo correre e mi si spostava tutto. Le ragazze si facevano la coda, a me toccava farmi la coda alla coda. I ragazzi tiravano per scherzo la coda alle ragazze a me succedeva invece che un ragazzo me la tirasse la mia coda, non so se per scherzo.

Presero a prendere in giro pure lui.

Come ho detto mi si prendeva sempre in giro per la lunghezza del mio pene. Anche quando crebbi e diventai adolescente, la storia non cambiò. Il mio coso invece si trasformò. Una mattina, avevo forse 15 anni, andando a pisciare mi accorsi che s’era ritirato. Era diventato non so come, una specie di carotina, un wurstel troppo piccolo persino per una formica, lungo un paio di cm. Se con un paio di centimetri intendete 2 centimetri siete in errore. Era di gran lunga più piccolo.

Lo si vedeva appena.

I miei compagni non smettevano più di ridere. La mia media scolastica ne risentì drammaticamente perchè le maestre persero interesse per me. Mi sentii diverso; e lo ero.

In corridoio mi tiravo giù i pantaloni davanti alle ragazze per pochi soldi. Mi dicevano che non avrei mai scopato. Usavano la lente di ingrandimento per vederlo meglio: un giorno in cortile, era estate, mi presero fuoco i peli del pube.

NON C’E’ RISCHIO CHE TI SI BRUCI IL PISTOLINO ! urlava ridendo una ragazza che mi piaceva.

Seguitavano a prendermi in giro e decisi così di non prestare loro ascolto : non avrei più ascoltato nessuno di loro.

Un giorno cercai di metterlo dentro ad una zanzara ma mi confidò di non aver sentito nulla. Non so come ma la notizia si sparse in giro.

Me ne stavo lì in piedi inebetito al tabacchi. Entrò un uomo e lo guardai, e lui guardava me. Andò dal tabaccaro, comprò delle sigarette, fece per allontanarsi poi col resto pagò un gratta e vinci, quello dopo al mio. Grattò e sorrise. Chiamò il tabaccaro che sorrise pure lui. Li odiai.

Non avevo avuto fortuna. Uscii.

Se mai ci fosse stato un disegno divino pensavo, una storia già scritta per intenderci, un copione divino del teatro umano pensavo, a Dio dovevo stragli antipatico. Nel caso invece in cui Dio non ci fosse stato e non ci fosse quindi nulla di casuale, era il resto del mondo a trovarmi stronzo, diverso, fallito, uomo pressappoco. Comunque fosse, perdevo ugualmente.

Tornai a casa trascinandomi.

A pochi metri da casa un ragazzotto m’intimò di fermarmi.

EHI, STRONZO, DAMMI LA GRANA – diceva minacciandomi con un coltello. Non avevo nulla. Andò a finire che gli sembrai tanto tragico che mi regalò dei soldi...

...

E così avevo di nuovo perso tutto.

Non c’era più nessuno a casa, come ho già detto mi avevano abbandonato tutti. Ed ero rimasto solo coi ragni. Giocai a calcio con loro ma non mi passavano mai la palla. Avevo un bel da fare a correre su e giù per la dispensa.

Il mattino seguente mi sentivo poco bene.

Cercai d’alzarmi. Non ce la feci.

Rotolai sul pavimento. Tremavo, sputavo sangue, la vista andava e veniva. Mi venne improvvisamente una gran voglia di vivere.

Mi attaccai al ritmo e ai respiri dei polmoni. Guardavo i muri di casa e li trovavo belli. Fuori dalla finestra c’era un albero e mi stupii alla sensazione di volerlo conoscere, di voler conoscere tutte le cose che non avevo mai avuto voglia di conoscere.

Tutti i miei animaletti mi parvero per un istante tremendamente irreali. Aprii la dispensa (era bellissima) ma dentro non c’era nessuno. Non c’era neppure nessuna porta da calcio.

Non trovai neppure nessuna foto del gatto. Continuavo a rimettere sangue.

Telefonai a PALLA ma la voce femminile dell’operatore telefonico disse : IL NUMERO DA LEI CHIAMATO E’ INESISTENTE.

Avevo paura,avevo voglia di vivere. Volevo essere. Volevo poter andare a vedere il Portogallo o la Svezia, un fiume, i fiori, il vento, il molo al mare. Cercai di tenere duro, ma era troppo tardi.

Era troppo tardi per gridare aiuto.

Per chi come me, aveva solo sopravvissuto, non ci sarebbe stato alcuno sconto sul prezzo da pagare.

Il giorno del mio funerale pioveva.

Il prete recitava la sua scena davanti a pochi. C’era una vecchia venuta per errore (che aveva poi deciso di rimanere), alcuni dei miei micetti, due ragni e PALLA DI SEGALE.

Nel vedermi PALLA rimase sorpreso e mi disse:

LA VITA FINISCE PER TUTTI

GIA’ – risposi io – MA NON COSI’ TANTO

Rimasi seduto sulla lapide a fumare qualche sigaretta come un fantasma, poi me ne andai e non tornai mai più.